La patologia acuta dell’appendice cecale
Autore: Prof. Dott. Giorgio D'AMICO Data: 7 gennaio 2009
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Nell’introdurre questa patologia che è di risoluzione chirurgica mi viene in mente sempre un episodio della mia lunga vita di chirurgo generale e di urgenza e le parole di un Vescovo che passando in corsia per gli auguri delle feste di Natale ad una signorina da me operata di appendicectomia il giorno prima diceva ,trovandola bene:”ma che vuole che sia un semplice intervento di appendicectomia”,ed io che ci avevo messo due ore,essendo subentrato ad un giovane collega in netta difficoltà per una appendice acuta retrocecale sotto epatica coperta da aderenze, non potevo certo fargli capire come mi aveva impegnato per una risoluzione ottimale dell’intervento.
La patologia appendicolare è spesso subdola e la terapia chirurgica a volte anche difficile ed impegnativa.
L’Appendicite è una malattia propria dei PAESI OCCIDENTALI. Circa il 7% delle persone che vivono in tali paesi,ha una probabilità di sviluppare un appendicite nel corso della propria vita.
Ogni anno vengono operate in Italia circa 50.000 persone,negli U.S.A. circa 200.000.
La principale causa di appendicite è la ostruzione del lume da parte di una iperplasia linfatica,coproliti,parassiti,corpi estranei. L’ostruzione determina aumento della pressione endoluminare che provoca un danno al plesso vascolare,stasi linfatica,edema ed una ischemia della mucosa con comparsa di ulcere(appendicite acuta catarrale).L’appendice si presenta tumefatta,iperemica con sierosa ancora lucida. A questo punto si ha la invasione batterica con infezione secondaria. Inizia il processo suppurativo dovuto a germi quali l’escherichia coli e lo streptococco fecalis. L’appendice si riempie di pus la sierosa diventa opalescente fino ad essere ricoperta da un essudato fibrino purulento (appendicite acuta suppurativa). Se il processo evolve si ha trombosi venosa,riduzione ulteriore del flusso arterioso,che provoca dei focolai gangrenosi e la virulentazione di batteri anaerobi quali il Bacteriodes fragilis o il Peptostreptococco (appendicite acuta gangrenosa). Il passo successivo è la perforazione. Di solito la diffusione del processo infiammatorio conseguente la perforazione è sbarrata dai visceri endoperitoneali circostanti e principalmente dal peritoneo parietale dell’omento e delle anse intestinali,che formano aderenze tra loro in grado di circoscrivere il focolaio ,si forma il famoso” piastrone” che può contenere nel suo ambito raccolte ascessuali. Continua a leggere…
La cisti sacro-coccigea o pilonidale
Autore: Prof. Dott. Giorgio D'AMICO Data: 19 aprile 2008
Si tratta di una patologia benigna localizzata in regione sacro coccigea e spesso provvista di tramiti fistolosi.
Viene anche indicata come cisti pilonidale, per la frequente presenza di peli al suo interno.
Si manifesta intorno all’età puberale (13-16 anni), colpisce maggiormente gli uomini che le donne, con un rapporto di 3 a 1, e assume maggior rilevanza clinica negli anni successivi.
Si forma in regione sacrale tra lo strato adiposo cutaneo e la fascia muscolare e vi sono principalmente due teorie sulla comparsa della stessa: una congenita ed una acquisita.
Inizialmente il paziente presenta una piccola tumefazione nella stessa regione sacro-coccigea della quale non si rende conto fino al momento in cui essa va incontro ad una flogosi acuta ascessuale caratterizzata da segni locali: calore, arrossamento, dolore spiccato e tumefazione che diventa sempre più voluminosa e segni generali: febbre, malessere, cefalea.
L’ascesso se non viene trattato chirurgicamente, dopo alcuni giorni va spontaneamente incontro a rottura e fistolizzazione conimmediato miglioramento delle condizioni locali e generali.
Il processo, se non viene a questo punto trattato chirurgicamente, non si risolve definitivamente e dalla fistola continua ad uscire materiale liquido maleodorante commisto a sostanza caseosa e peli.
A distanza di tempo si ripete l’episodio acuto e ne consegue che si possono formare altre fistole, qualche volta ramificate, che finiscono col disseminare sulla cute vari orifizi.
La terapia è sempre CHIRURGICA e può essere attuata nelle varie fasi evolutive dell’affezione stessa in modo differenziato.
Per questo la diagnosi precoce è fondamentale e va affidata al medico curante che dovrebbe in tutti i soggetti in età pubere e giovanile eseguire una visita accurata della regione sacro-coccigea e ai soggetti maggiormente a rischio (uomini irsuti e di carnagione bruna) prescrivere un’ecografia sottocutanea della zona interessata.
Diagnosticare in questa fase la patologia con certezza significa risolverla con un intervento chirurgico semplice e definitivo.
L’ausilio, nel sospetto, di una visita specialistica del chirurgo generale, è in tutti i casi fondamentale per convalidare la diagnosi e stabilire le modalità dell’intervento.
Se l’intervento chirurgico avviene nella fase dell’ascessualizzazione, esso va praticato con urgenza senza aspettare la rottura dell’ascesso e la formazione della fistola, e consiste in un incisione ampia per drenare all’esterno il pus e svuotare la cavità ascessuale.
Tale intervento, praticato in anestesia locale ambulatorialmente, procura un immediato beneficio al paziente ed è seguito da medicazioni giornaliere.
Nei casi dove la patologia viene tardivamente all’osservazione del medico e successivamente del chirurgo generale, ci si trova di fronte a reiterate ascessualizzazioni e alla formazione di tramiti fistolosi multipli e secrezioni saltuarie.
In questi casi un trattamento medicato locale e una antibiotico terapia pre operatoria sono fondamentali , così come è fondamentale la tecnica chirurgica da applicare.
La tecnica chiusa è quella migliore per il risulta to e la guarigione in circa 15 giorni e consiste in una ampia escissione a losanga comprendente la cisti pilonidale e il tramite o i tramiti fistolosi.
Una tecnica attuabile in due tempi: l’escissione a losanga e la sutura, ovvero la chiusura con i punti dei margini della ferita operatoria.
La ferita in tal modo andrà incontro a cicatrizzazione più rapida. Evitare le complicanze (ematomi, rottura dei punti, microascessi) e le recidive è alla base di una tecnica accurata e che va condotta e personalizzata ai singoli casi.
Il decorso post-operatorio va seguito accuratamente e con suggerimenti appropriati alla tecnica eseguita.
Il tipo di anestesia può essere locale o spinale a sella.
Personalmente non eseguo tecniche aperte o semi aperte, che richiedono tempi lunghissimi per la guarigione.
La diagnosi esatta e precoce e la tecnica di esecuzione dell’intervento chirurgico sono alla base del successo e della guarigione rapida senza recidive.





