Idrocele: nozione e trattamento
Autore: Prof. Dott. Giorgio D'AMICO Data: 19 aprile 2008
Una affezione di competenza chirurgica che colpisce soprattutto il sesso maschile,ma che ha un equivalente anatomico anche nell’apparato genitale femminile: l’idrocele del dotto di Nuck.
E’ una raccolta di un trasudato ( un fluido) all’interno dei due foglietti della vaginale propria(che racchiude il testicolo e l’epididimo) o lungo il funicolo spermatico nell’uomo e lungo il dotto di Nuck contenuto nel canale inguinale della donna.
Può essere PRIMARIO quando non è causato da altre patologie,altrimenti è IDROCELE SECONDARIO.
L’IDROCELE comunemente CONGENITO, ovvero presente alla nascita, è nella quasi totalità dei casi
PRIMARIO ,in qualche caso può essere anche SECONDARIO ma causato da un’ernia inguinale congenita. Può interessare uno solo o, più raramente, entrambi i lati.
Quando non è congenito si sviluppa in individui adulti come patologia secondaria.
Le cause dell’idrocele primario sono sconosciute; si tratta per lo più di una patologia congenita che si risolve autonomamente pochi mesi dopo la nascita.
L’idrocele secondario può essere causato da ernia inguinale,da infezioni(orchiti o orco-epididimiti) o traumi del testicolo o dell’epididimo,da occlusioni di fluido o di sangue nel funicolo spermatico,da cisti o tumori.
Quello primario congenito si crea quando il dotto peritoneo-vaginale,cioè il canale del tratto che unisce l’addome con lo scroto e che da passaggio al testicolo durante la sua migrazione dalla sede lombare nelle borsa scrotale,prima della nascita, non si richiude una volta avvenuto il passaggio.
In questo modo la secrezione peritoneale ,detto fluido peritoneale, si raccoglie tra i foglietti della vaginale nello scroto attraverso il dotto rimasto aperto.
Anche l’ernia inguinale può essere causa della mancata chiusura (se è congenita) o della riapertura (in caso sia altrimenti) del dotto e dar vita ad un idrocele secondario.
Obbiettivamente si verifica un aumento notevole dello scroto, che spesso i genitori scambiano nel bimbo per un grosso testicolo.
Il sintomo principale è costituito da un rigonfiamento non doloroso di uno o di entrambi i lati dello scroto,che si presenta come un palloncino pieno di fluido e difficilmente si riesce a palpare il testicolo per via di questa massa liquida che lo circonda.
Con la transilluminazione si verifica la presenza del fluido e se questo è chiaro,escludendo così altre patologie;con l’ecografia si conferma la diagnosi.
La diagnosi differenziale con l’idrocele secondario ad un’ernia inguinale si può fare con una semplice pressione sull’addome o sul sacco stesso che in questo caso determina una variazione delle sue dimensioni, che invece rimangono inalterate in caso di idrocele primitivo congenito.
Se il rigonfiamento è doloroso alla pressione o anche spontaneamente allora può trattarsi di un idrocele secondario ad un processo infiammatorio dell’epididimo o del testicolo.
Nella gran parte dei casi l’idrocele primario richiede un trattamento chirurgico solo se il rigonfiamento è fonte di imbarazzo per il paziente.
Si ricorre al trattamento chirurgico anche quando l’idrocele primario congenito non si risolve entro il quarto anno di età, o quando un idrocele primario non congenito non si risolve nel tempo di qualche mese l’idrocele secondario si risolve trattandone la causa;una volta cessata la causa esso viene normalmente riassorbito.
Si ricorre la trattamento chirurgico se il normale riassorbimento non avviene nel giro di qualche mese.
Vi sono dei casi estremi nei quali una massa fluida eccessiva può provocare pressioni tali da compromettere l’apporto di sangue al testicolo;in questi casi il trattamento è necessario e deve essere sollecito.
Il trattamento chirurgico in caso di idrocele secondario a un’ernia inguinale va eseguito il più presto possibile e consiste nel rimuovere l’ernia e chiudere il dotto peritoneo-vaginale.
L’idrocele primario causato dal dotto aperto va corretto allo stesso modo.
Negli altri casi si procede all’asportazione dell’idrocele (idrocelectomia) in anestesia totale o spinale,con eversione della vaginale propria per facilitare il riassorbimento delle recidive.
Il trattamento aspirativo per mezzo di un ago,che presenta rischi di infezione e di recidiva ,va preso in considerazione solo quando il trattamento chirurgico risolutivo presenta dei rischi e va abbinato con l’iniezione di medicinali sclerosanti che favoriscono la chiusura del dotto peritoneo-vaginale per limitare le recidive.
Il trattamento chirurgico radicale è una operazione semplice che ha successo nella stragrande maggioranza dei casi.
In caso di idrocelectomia è importante l’emostasi che può accompagnarsi all’applicazione di un piccolo drenaggio aspirativo per due tre giorni e ad un sospensorio portato per qualche tempo.
Molti chirurghi non usano mettere il drenaggio ed applicano del ghiaccio sulla zona nelle prime 24 ore.
L’accuratezza della tecnica è importante per ridurre ed evitare complicanze quali infezioni o danni al tessuto o alle strutture scrotali.





