Prof. Dott. Giorgio D'AMICO

Ernia inguinale non complicata

Autore: Prof. Dott. Giorgio D'AMICO   Data: 19 aprile 2008

E’ un argomento di chirurgia che interessa una percentuale elevata, circa il 45% della popolazione:
l’ernia inguinale non complicata.
Per ernia, si intende la fuoriuscita di un viscere dalla cavità che normalmente lo contiene e si caratterizza per:

  • una porta attraverso la quale si fa strada;
  • un sacco costituito dal rivestimento della cavità addominale (peritoneo);
  • un contenuto rappresentato dal viscere mobile (intestino o epiplon). Il contenuto può essere riducibile o irriducibile in cavità addominale.

L’ernia viene avvertita dal paziente come una sensazione di tensione o peso, in determinate condizioni (stare in piedi prolungata-mente o fare sforzi particolari). Nella prima fase della malattia può accompagnarsi a fitte dolorose che cessano al rientrare dell’ernia nella cavità addominale.

Distinguiamo clinicamente:

  • punta d’ernia: corrispondente all’impegno iniziale dell’ernia nell’ orifizio interno;
  • ernia interstiziale: quando il sacco e quindi l’ernia hanno interessato il canale inguinale;
  • ernia inguino-scrotale: quando l’ernia occupa anche parte o l’intero scroto.

Cenni storici:

Nel papiro di Ebers, databile al regno di Amenhotep, quindi a circa 3500 anni fa, si fa menzione della patologia erniaria.

In epoca romana, Celso e Galeno parlano di cedimenti della parete addominale.

Paolo di Egina, ultimo grande chirurgo di scuola greca del VII sec. d.C. è stato il primo a distinguere le ernie inguinali da quelle scrotaIi.

In epoca Medioevale ricordiamo come grandi cultori di questa patologia, Guy de Chauliac, Abulcasis e della Scuola Medica Salernitana, Rogerio Frugardi e Rolando de Capelluti.

Questi chirurghi, come i loro predecessori si limitavano all’asportazione dell’ernia.

Ne conseguiva una recidiva abituale che accresceva le perplessità sull’opportunità e validità dell’intervento.

Non vi furono successivamente grandi progressi nel trattamento chirurgico tanto che, William Stewart Halsted, alla fine dell’Ottocento, affermava che la chirurgia dell’ernia dei suoi tempi non fosse assolutamente cambiata dall’epoca degli imperatori romani.

Due grandi scoperte, dell’anestesia (Horace Wells e William Green Morton) e dell’asepsi (Ignaz Philipp Semmelweis e Joseph Lister) resero finalmente possibili e sicuri gli interventi.

Proprio alla fine del XIX secolo, contemporaneamente ed autonomamente Halsted, negli Stati Uniti e Edoardo Bassini in Italia propongono un metodo di chirurgia radicale dell’ernia caratterizzato dalla ricostruzione della parete posteriore del canale inguinale. Intervento non solo più di erniotomia ma soprattutto di ernioplastica.

Con questa tecnica recepita rapidamente in tutto il mondo occidentale si riduce il tasso di recidiva al 10-15%.

Il primo intervento di Bassini del 1884 per ernia, segna come affermò Zimmerman nel 1937 il passaggio di questa chirurgia dalla fase medioevale a quella moderna. Tutte le altre tecniche messe a punto e attuate successivamente da Mc Vay, Postemski, Madden, Shouldice, non rappresentano altro che varianti ed evoluzioni della tecnica di Bassini.

La svolta avviene 100 anni dopo, negli anni ‘80 con l’impiego di pro- tesi di propilene da parte di Irving L.Lichtenstein e di E.Trabucco.

Tecnica operativa e terapia consigliata:

Oggi la tecnica di Trabucco, evoluzione di quella di L.Lichtenstein, con modifiche personali dei vari centri di chirurgia e proprio di ciascun chirurgo, rappresenta il meglio ed ottiene i migliori risultati nella correzione dell’ernia inguinale. Nelle recidive la tecnica laparoscopica può essere giustamente presa in considerazione.

Consiglierei nel trattamento dell’ernia inguinale la tecnica di Trabucco che si avvale di protesi di polipropilene preconfezionate che vengono applicate senza sutura ed evitando ogni tensione.

Questa tecnica correttamente eseguita, ha una percentuale quasi nulla di recidive (inferiore all’1 %).

Il trattamento può essere eseguito, a seconda del paziente, in regime day surgery o di one day surgery, in anestesia locale o in anestesia spinale, ma non è assolutamente sconsigliata l’anestesia generale nella one day surgery.

Personalmente dopo aver eseguito moltissimi interventi in anestesia locale, li limito esclusivamente a casi selezionati e alla richiesta del paziente.

Il risultato migliore si ottiene con una indicazione chirurgica corretta: la presenza sicura dell’ernia e uno studio accurato delle condizioni generali del paziente per definire meglio il tipo di anestesia e la durata del ricovero.

La ripresa funzionale dall’intervento è più rapida se ci si attiene a tutte le precauzioni e i suggerimenti.

Di solito in 6-7 giorni si è in grado di riprendere le normali attività.

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Commenti

6 commenti a “Ernia inguinale non complicata”
  1. Alessandro scrive:

    Gentili sig. ho avuto un intervento di ernia inguinale dx in data 13/05/2008 con Ernioplastica inguinale destra con protesi in polipropilene e un altro intervento in data 20/03/2007 sulla parte sx con protesi Plastica tension-free.
    Volevo sapere che differenza esiste tra l’una e l’altra.
    Grazie
    Piroddi Alessandro

  2. si tratta in entranbi i casi di interventi con materiali protesici di prolipropilene,che si rifanno alla tecnica di TRABUCCO non si capisce da quello che lei dice se sono state messe in uso plug e reti già taglite come nella tecnica di TRABUCCO ma senza dubbio in caso di applicazioni di reti di polipropilene la tecnica è tension-free ,che significa senza tensione e per completare la dizione della tecnica classica di TRABUCCO :Suturless ovvero senza punti come nella tecnica di BASSINI.
    Potrebbero essere due interventi più o meno uguali con diverse dizioni legate all’espressività descrittiva dell’operatore.
    Importante che l’intervento abbia sortito il risultato richiesto ,ovvero la GUARIGIONE.
    Cordiali saluti

  3. Volevo precisare il concetto di senza punti:
    nelle tecniche classiche senza reti:BASSINI ,POSTEMPSIKY ecc si apponevano punti di trazione tra formazioni del canale inguinale a restrigere l’anello di debolezza con le tecniche moderne basate sulle reti di polipropilene questi punti sono inutili e per questo si parla di mancanza di punti e di plastica senza tensione.
    Capisco che tutto diverrebbe semplice se lo si vede eseguire tecnicamente e se si conosce l’anatomia del canale inguinale.
    Di nuovo cordiali saluti

  4. Anonimo scrive:

    Dopo l’intevento di ernia inguinale dx ho avuto un problenìma di pene retratto, il chirurgo mi ha dettiìo ceh devo attendere un mese per ritornare regolare. E’ vero? Grazie

  5. Anonimo scrive:

    attendo risposta all 5

  6. Luigi Cotza scrive:

    Salve.
    Ho un ernia inguinale dx, il medico chirurgo che mi ha visitato mi ha consigliato l’intervento classico Bassini (senza retina) perchè più indicato visto il mio fisico gracile e perchè dà meno recidive e/o dolori anche ad un anno dall’operazione.
    Mi piacerebbe avere il suo parere .
    Cordiali saluti

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