Avv. Hermans Joseph IEZZONI

Anti-violence

Autore: Avv. Hermans Joseph IEZZONI   Data: 18 dicembre 2007

Sono sempre curioso di come sia lenta ma, apparentemente, inesorabile l’inversione di tendenza nell’attività di Computer Forensic. Questa branca, per chi non la conosce, si occupa di tutte quelle attività di ricerca, conservazione ed identificazione delle tracce digitali necessarie a ricostruire la scena di un crimine.

Tra gli studiosi vi è una sorta di separazione. Per molti parlare di “libertà digitale” costituisce la sola giustificazione di quanti vogliono contrastare l’attività della polizia per rintracciare gli autori d’un crimine.

Sarah Hilley ad esempio (in Digital Investigation, 4, 2007 pp.13 ss.) colloca alcuni degli strumenti volti a tutelare la privacy nella scomoda categoria dell’Anti-Forensic. Si riaffaccia dunque la contrapposizione per cui la tutela è eludere od impedire di assicurare le fonti di prova.

Trovo pericolosa questa tendenza che, al pari d’un disinvolto uso del sospetto, finisce per legittimare investigazioni a tappeto. Ricerchiamo dunque a 360° l’ago nel pagliaio dei grandi numeri ma in definitiva anneghiamo la libertà individuale sotto una falsa prospettiva di sicurezza.

Il dato digitale viaggia in parallelo con le informazioni biologiche. Esistono ormai tracce tecnologiche di ogni tipo che rimandano ad un individuo. Queste tracce possono essere oggetto di investigazioni preventive fondante su? Una cultura del sospetto sempre più penetrante.

Ricordo ancora di un colloquio informale avuto con un PM esperto di Computer Forensic. Nelle sue parole si leggeva una certa esaltazione del suo ruolo. Proponeva una visione delle indagini preventive come manna per curare il farwest tecnologico. Ma il nostro scambio di vedute non è stato dei migliori. Il mio approccio alla realtà è opposto.

Non è possibile giustificare una logica per cui tutto deve essere in chiaro altrimenti si è soggetti sospettabili d’una qualunque cosa. Questo atteggiamento non trova riscontri nello stato delle cose. Ecco perché alla categoria di anti-forensic io contrappongo l’anti-violence. Tutelare la privacy in rete non significa eludere le investigazioni ma difendere la propria libertà biologico/digitale dalle aggressioni. Violenza che può essere perpetrata da chiunque per i motivi più vari compreso l’abuso del sistema investigativo.

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